Necessati di un patto generazionale
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Le amministrative in Puglia devono partire dall’approfondimento di un aspetto che porta a chiedersi dove sono andati a finire i giovani all’interno delle proposte messe in campo. Si parla da tempo di cercare un sistema per inserire le quote rosa quale risposta per garantire una maggiore presenza delle donne in politica ma considerandoci una democrazia matura, è necessario comprendere se ancora abbiamo bisogno di ricercare tali escamotage per garantire l’esistenza reale di pari opportunità. Opinioni che inducono ad aprire una riflessione sulle regole del gioco, partendo dall’idea che l’attuale legge elettorale non garantisce le prerogative di giustizia. Ecco come non possiamo dire democraticamente maturo un Paese dove i parlamentari vengono nominati e soprattutto dove non è garantita una buona presenza all’interno delle istituzioni di donne e giovani. Riguardo alle elezioni ci rendiamo conto che, mentre a livello politico il blocco all’accesso delle categorie “deboli” è riconducibile esclusivamente alla miopia dei capi partito, i quali, nella loro autonomia di gestione, non concorrono concretamente a presentare liste omogenee per genere e anagrafe, a livello amministrativo ci scontriamo con una realtà ben che affonda in ragioni spesso culturali.
Giovani, libertà e responsabilità
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Oggigiorno la nostra società si presenta persuasa da una dannosa moda degli eccessi, è ormai d’abitudine esagerare ed abusare di tutto, ed il peggio è che questa tendenza sta assumendo dimensioni sempre più considerevoli trascinando un numero crescente di persone, soprattutto giovani. Si eccede con l'alcol, fumo, droga e si perdono i corretti stili di vita, ritrovandoci a fare i conti con una cultura che esalta una libertà svincolata da qualsiasi responsabilità. Bisogna, quindi, chiedersi cosa sta succedendo e dove si sta sbagliando se viviamo oggi situazioni di questo tipo ma, soprattutto, dobbiamo domandarci cosa possiamo e dobbiamo fare per cercare di arginare questo problema. Il tutto può essere ricondotto al fenomeno dell’illegalità diffusa, più volte evocato giustamente come piaga sociale dal Ministro della Giustizia Paola Severino e speriamo che possa attuare un programma innovativo per arginare il fenomeno, in considerazione del fatto che tale situazione accentua e porta ad accrescere, a livello nazionale, il disagio giovanile. Occorre, perciò, che i giovani siano guidati in un iter educativo che li porti a riscoprire la dimensione della responsabilità, della giustizia, dell’impegno per il bene comune e quindi della legalità.
Abbassare l'età di eleggibilità, attenti ai rischi
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Si sta ragionando sull'opportunità di abbassare l'età anagrafica per entrare in parlamento e fare in modo che la politica attivi forzatamente un ricambio generazionale al proprio interno. Intendimenti nobili e da apprezzare, ma, inevitabilmente, da affiancare ad un analisi più profonda che veda considerati altri aspetti. Effettivamente non sarebbe sbagliato pensare ad un modo per facilitare l'accesso dei giovani lì dove si decidono le sorti del Paese ma occorrerebbe riflettere sulle regole generali che devono intervenire in questo ricambio. Se per fare il deputato non occorre una dichiarata professionalità, il lavoro del parlamentare presuppone la capacità di essere persona all'altezza di rappresentare il popolo e per far questo bisognerebbe avere un buon bagaglio di esperienza. Il vero disagio è che la stragrande maggioranza delle nuove generazioni, purtroppo, non ha avuto la possibilità di fare questa esperienza perché sommersi da ansie e paure del proprio futuro e si trova a lottare con il proprio essere.
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